acqua bene comune – la penso così

2016-10-26-09-39-37Si sta riaccendendo il dibattito sull’esito del referendum del giugno 2011. Ho lavorato per molti anni in imprese private che gestivano il ciclo idrico integrato e ora sono responsabile in una azienda completamente pubblica che opera nel settore. Per questo motivo mi sento molto coinvolto nel dibattito sull’“acqua bene comune”

Dietro l’espressione “bene comune” si cela un paradosso. Con la stessa espressione si intendono due concetti completamente opposti.

Il primo concetto e quello di chi ritiene che l’acqua debba essere considerata pubblica,  disponibile come l’aria e garantita a tutti senza che nessuno possa imporre regole, tasse o tariffe e non obblighi a usare l’acquedotto se invece ho un pozzo privato.

Il secondo concetto è espresso da quelli che intendono che l’acqua come bene pubblico nel senso che la proprietà ed il controllo sulla distribuzione debba rimanere in mano degli enti pubblici che garantirebbero maggiormente il cittadino da eventuali speculazioni.

 

Nella prima schiera ci sono quelli, ad esempio, conosciuti come “il popolo delle fontane” cioè i proprietari di pozzi artesiani che ritengono che nessuno possa dirgli cosa fare del loro bel laghetto, della fontana, e non se ne parla di chiudere il pozzo o ridurre la portata. Dicono: L’acqua è un bene pubblico, giù le mani dalla gestione dei pozzi. Parlano di acqua come bene pubblico ma la trattano esattamente al contrario, come se fosse solo loro. Per il semplice fatto di aver trivellato il proprio giardino, aver speso un sacco di soldi per arrivare a profondità immani, ritengono che quello che ne scaturisce sia suo, ma questo non vuol dire “bene pubblico” vuol dire esattamente il contrario, questo significa considerare l’acqua un bene PRIVATO perché se fosse pubblico qualcuno avrebbe il diritto di dire: tu stai prelevando acqua che è anche mia! Perché sprechi il 99% dell’acqua che emungi e la butti su una fognatura che poi manda fuori servizio i depuratori? Perché prelevi un’acqua vecchia di 100 anni di ottima qualità e la butti per terra? Chi ti dà il diritto di prenderti l’acqua migliore del nostro territorio e di spruzzarla per aria per fare bello il tuo laghetto mentre in altre parti, dove le falde non sono altrettanto ricche sono costretti a bere un’acqua da falde meno buone?

Volete sapere cosa ne penso in merito? E’ diritto di ciascuno prelevare l’acqua da dove vuole, pagando le apposite tasse ma pagando anche il volume che poi scarica in fognatura perché questo, oltre ad essere un odioso spreco è anche un danno al gestore della fognatura e depurazione. Danno che si ripercuote sugli altri cittadini che pagano un canone di fognatura e depurazione assurdamente elevato perché gli impianti sono costretti a trattare acque pulite che non avrebbero nessuna necessità di entrare in fognatura.

E passiamo a quelli che ritengono che la distribuzione dell’acqua debba rimanere in mano ai Sindaci. Ma lo sapete come era la gestione prima dell’avvento della legge Galli che ha  riordinato  il servizio idrico integrato? Sapete quanti sprechi quando gli acquedotti erano gestiti dai comuni? Quante inefficienze? sapete che nelle “perdite idriche” contavano di più le perdite amministrative (bollette non inviate) che non quelle fisiche? Volete sapere quali erano le reti acquedottistiche che funzionavano meglio? Quelle affidate in appalto a ditte private. Salvo rare eccezioni.

Cosa è che preoccupa i sostenitori dell’ “acqua pubblica”? il nome sulla fattura che gli arriva a casa? In molti Comuni in passato, la bolletta era del Comune ma il servizio era svolto da una ditta privata. Oggi il servizio svolto dagli enti gestiti dai Comuni è pubblico? Provate a vedere chi interviene in caso di guasto: ditte private, sotto la supervisione del tecnico aziendale. Questi gestori del ciclo idrico, sono diventate un raduno di supervisori, controllori, direttori lavori, rappresentanti del datore, tutta gente che guarda (quando va bene, perché può essere anche che metta solo la firma) e non lavora perché il vero IN HOUSE lo fanno veramente in poche aziende e io lavoro in una di queste.

Lavoro in una delle poche aziende dotata di mezzi e uomini in grado di intervenire in qualsiasi momento su qualsiasi tipo di guasto che la rete idrica possa avere, ma proprio per questo posso dire che allo stesso modo, le altre aziende che ricorrono ai servizi di terzi non sono meno efficienti. E laddove il privato sia addirittura nella compagine societaria del gestore idrico le cose sono identiche. E lo saranno sempre di più perché il nostro settore, da molti anni è regolato da una autorità statale la AEEGSI (Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed i Servizi Idrici) questa autorità emana direttive e regolamenti cui devono attenersi tutti i gestori, pubblici, privati, misti che siano.  Le direttive puntano oramai a equiparare la rete idrica a quella elettrica e del gas, pertanto la tutela del consumatore sta toccando livelli elevatissimi, soprattutto con le ultime delibere 218/2016/R/IDR e quella del 23 dicembre 2015 n. 655/2015/R/IDR  in cui si regolamentano i tempi di risposta e di intervento alle varie richieste degli utenti. Queste direttive stanno mettendo in crisi moltissimi piccoli gestori che non hanno personale e mezzi (soprattutto software) per gestire la mole di dati richiesti dall’AEEGSI e sono costretti a ragionare su sinergie, consorzi o fusioni per accorparsi e poter rispondere alle nuove esigenze del mercato e degli stakeholders, come si dice oggi.

In conclusione: di cosa stiamo parlando? Siamo forse preoccupati che la luce di casa non ce la dà più l’ENEL? Il settore è REGOLAMENTATO da una AUTORITA’ statale, questo è quello che conta. Questo è il servizio pubblico, poi chi viene ad aprirmi il contatore o a gestire il depuratore proprio non è la mia prima preoccupazione.

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