Cancian e gli altri riamangono agli arresti

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Giovedì 7 Luglio 2011,
È stata scelta la linea dura. Ieri la Procura di Pordenone ha dato parere contrario alla revoca degli arresti domiciliari applicati una settimana fa a Luigino Cancian, comandante della municipale di Sacile, Leonardo Zucchiatti, a capo dei vigili di San Daniele e Francesco D’Angelo, in servizio a Pordenone. Nessuna distinzione tra gli indagati. A incassare un «no» è anche Zucchiatti, l’unico che non si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Evidentemente il pm ritiene che le sue dichiarazioni sul presunto concorso truccato per un posto di vigile urbano a Caneva non siano esaurienti. Quello che viene chiesto al pm è un parere obbligatorio, ma non vincolate. La decisione finale, dunque, spetta soltanto al gip Patrizia Botteri. Se le difese oggi incasseranno un diniego, imboccheranno entro lunedì (ultimo giorno utile per depositare l’istanza) la strada del Tribunale del Riesame.
Il rigore della Procura fa fare ai legali un balzo indietro nel tempo, quando all’epoca di Tangentopoli la misura cautelare era un modo per far pressione sugli indagati. «Zucchiatti – chiarisce il suo legale, Bruno Simeoni – quello che sapeva lo ha detto. Anzi, è andato anche oltre. Non ha informazioni che possano far aprire altri scenari, la sua posizione a questo punto andrebbe distinta». Esclude anche la possibilità, da parte del comandante di San Daniele, che eventuali possibilità di riscontro alle sue dichiarazioni possano essere invalidate se gli fosse restituita la libertà.
Sulle esigenze cautelari Simeoni aveva fatto riferimento anche a questioni giuridiche davanti al gip, motivi di diritto a cui si sono appellati anche gli avvocati Paolo Dell’Agnolo e Antonio Pedicini, difensori rispettivamente Cancian e D’Angelo, che in questa fase si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

 

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