concorso truccato: tutti liberi dopo venti giorni.

Giovedì 21 Luglio 2011,
Liberi dopo venti giorni di arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame di Trieste ha revocato la misura cautelare applicata lo scorso 30 giugno al comandante della polizia locale di Sacile, Luigino Cancian, al collega del comando di San Daniele, Leonardo Zucchiatti, e a Francesco D’Angelo, in servizio a Pordenone. Tutti e tre sono indagati di rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio per aver favorito due candidati al concorso indetto dal Comune di Porcia per un posto di vigile urbano a Caneva.
La libertà è stata restituita anche al capitano Cancian, l’unico a non aver fatto alcuna ammissione. Nè al gip, nè ai pm. I giudici hanno comunque distinto la sua posizione: è l’unico ad aver agito in qualità di pubblico ufficiale, in quanto era membro della commissione del concorso. Gli è stata quindi applicata una misura interdittiva temporanea: per due mesi è sospeso dalla carica di comandante della municipale di Sacile.
Secondo gli avvocati Paolo Dell’Agnolo, Bruno Simeoni e Antonio Pedicini, accogliendo alcuni rilievi delle difese, l’ordinanza del Riesame ricondurrebbe il procedimento nella giusta dimensione. «È stata applicata la legge», osserva Simeoni. «Siamo tornati a una dialettica processuale dai contenuti giusti – aggiunge Dell’Agnolo – Andiamo avanti serenamente, consapevoli che non vi è certezza della qualificazione giuridica del reato».
Un punto, quest’ultimo, che i difensori degli indagati rimarcano con forza. Il collegio presieduto dal giudice Filippo Gullotta (relatore Giorgio Nicoli), revoca i domiciliari perchè ritiene insussistente il pericolo di inquinamento delle prove, riconosce che non è circolato denaro e non vi sono stati vantaggi patrimoniali, ma prende in considerazione anche la qualificazione giuridica del reato. Una questione complessa, sulla quale i giudici esprimono delle valutazioni, ma che lasciano comunque irrisolta. Non prendono posizione sulla fattispecie individuata della Procura, che contesta il terzo comma dell’articolo 326, l’unico per il quale poteva essere emessa una misura cautelare. Accolgono invece il rilievo sul capo di imputazione unico, distinguendo due condotte diverse, una per il candidato aiutato da Zucchiatti, l’altra per il nipote spinto da D’Angelo.
«Non era la cricca
che manovrava i concorsi»

Giovedì 21 Luglio 2011,
PORDENONE – Dall’ordinanza del Tribunale del Riesame – “arbitro” nel braccio di ferro durato quasi tre settimane tra Procura e difese – emergerebbe un punto che i legali dei tre indagati ritengono fondamentale: «L’inchiesta non ha individuato una cricca che manovrava i concorsi pubblici». Nel revocare i domiciliari i giudici hanno tenuto conto dell’interrogatorio di garanzia reso da Leonardo Zucchiatti. Il comandante di San Daniele ha riconosciuto quanto gli è stato contestato, ma non è andato oltre ai contatti, con Luigino Cancian, che gli hanno permesso di far avere in anticipo le tracce delle prove d’esame al candidato Stefano Lipizer. Non ha mai avuto contatti con D’Angelo e anche il pordenonese lo ha confermato nell’interrogatorio con i pm Federico Facchin e Piera De Stefani. Da qui la distinzione delle due condotte accolta dai giudici.

 

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