diario di un pendolare – 1 –

Bastardo quel cane che non dorme e continua a camminare. Camminare? A strisciare quelle maledette unghie sul pavimento. Ho chiuso la porta della camera ma lui cammina, striscia sul corridoio, ‘cazzo cerchi. dormi. Sono le quattro, tra un’ora suona la sveglia.
Sono le quattro e dieci. Solo dieci minuti sono passati? Inutile tentare di dormire, ormai è andata. Scendo, ho preparato i vestiti in zona giorno per non fare rumore in camera e svegliare lei che dorme e soffre molto la mancanza di sonno. E’ abbastanza doloroso andarsene dal letto senza un abbraccio un bacio, lasciandola li mezza nuda che sembra dirti non andare via, ma il treno non lo sa. lui alle 5.42 parte. Sono sveglio ed in anticipo, vado al computer, facciamo qualcosa, prepariamo qualche fattura, qualche conto, poi notizie e meteo, che tempo fa la fuori, e a Padova? E non solo adesso ma anche il tempo di stasera devo prevedere. Dalla stazione all’ufficio ci vado in bici meglio essere previdenti. Mi sparo tre siti per le previsioni meteo: il nowcasting dell’Arpa dell’Emilia Romagna, quello dell’Arpa del Friuli con la situazione Radar e quello dell’Arpa veneto per le previsioni della sera. Mica posso fidarmi delle previsioni del TG5 quelli dicono che il tempo peggiora quando a Torino farà brutto, ma le perturbazioni ci mettono un giorno per arrivare in Friuli dal Piemonte. Ma è l’occhiata a twitter che mi porta immediatamente all’ora della partenza. Gioco di basculanti e l’auto è pronta per la partenza.  Non sono mai stato un guidatore molto ligio al codice della strada, ma alle cinque e trenta del mattino lo sono ancora meno. Se sono leggermente in ritardo, il semaforo rosso è solo un consiglio e a volte non riesce a convincermi. Per strada solo mezzi di pulizie e raccolta rifiuti. Neanche in stazione non c’è movimento, il bar ha le luci accese ma solo per i lavori di preparazione dell’apertura. Riconosco subito i “compagni di pendolo” la signora che va sempre verso Udine, i due impiegati pubblici costretti ad una trasferta a Conegliano, salgono con me e si lamentano durante il breve tratto, di quanto durerà questo strazio. Poi c’è “maglia gialla” lo sento arrivare da 500 metri di distanza quando entra nel sottopasso dall’altra parte della ferrovia, ha il colpo di tosse che lo annuncia. Arriva col suo libro aperto in mano. Penso che ognuno abbia una sua teoria per la scelta della carrozza. Io a Pordenone mi preparo in una posizione centrale perchè a Mestre voglio scendere esattamente davanti alla porta del caffè, ma talvolta Trenitalia fa gli scherzi e mi mette il vagone di prima classe in mezzo e sono costretto a spostarmi a destra e, ogni volta, “maglietta gialla” viene invece in direzione opposta a prendere le carrozze che io ho appena deciso di lasciar andare.

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