essere genitori e cattolici

Ho assistito ad una riunione di quelle che in gergo si chiamano ” preparazione ai riti dell’iniziazione cristiana”. Sinceramente pensavo che fosse una riunione organizzativa, di quelle che se non ci vai  non ti danno il programma della celebrazione. E’ così che nonostante il bimbo ammalato uno di noi genitori si è presentato all’incontro. Il tavolo dei relatori era vuoto mentre una cinquantina di genitori erano puntuali alla riunione. Ma si sa, il quarto d’ora accademico si concede anche al parroco, forse anche lui come me avrà sparecchiato e messo religiosamente in lavatrice i piatti e perciò fatto tardi, ma io veramente sono arrivato puntuale.

Ora, gli spettava il duro compito di introdurre un argomento che, dai giri di parole che ha improvvisato per cinque minuti temevo stesse per dirci che  il papa aveva deciso di vendere tutte le proprietà della parrocchia. Invece no! il fatto grave, che aveva un po di timore a rivelarci perché in realtà non indirizzato a noi che invece eravamo lì e quindi per definizione “salvi”, era il problema della  “genitorialità”.

E’ così che per tre quarti d’ora ci siamo subiti  la predica sull’importanza di seguire i figli nell’educazione alla fede e quindi ai riti dell’iniziazione cristiana. Discorso legittimo anche se condito da proclami sulla perdita della figura maschile e, oramai, anche di quella femminile. Cenni di disgusto quando racconta che un padre ha regalato al figlio per la prima comunione “la pagina facebook”!

finalmente arriva la parte organizzativa per la quale (pensavo) fossimo stati chiamati. Ma il buon parroco la liquida in pochissime parole perché le cose importanti sono quelle che lui ci ha appena detto, tutto il resto è folclore e quindi ci penserà la suora. La preparazione, la confessione, le prove, la processione, la messa per sette giorni dopo la celebrazione, ma anche il rosario perché sarà maggio.  Dozzine di date e orari da memorizzare. Su una cosa non si è risparmiato però: la busta. Si, quel contributo che si vorrà volontariamente lasciare alla parrocchia per tutte le spese che ha elencato e specificato bene. Purtroppo ora non ricordo più bene se ha detto che dava 500 euro al sagrestano o alla suora per i fiori di tutto l’anno.

Beh. la riunione è finita così. Con io che vado dalla suora a chiedere: ma per gli orari non ci date nulla di scritto? –Fino stasera non avevamo tutte le informazioni che ha dato il parroco solo ora  e quindi ve le faremo avere attraverso i bambini– è stata la risposta.

Ecco dunque quel che mi resta di questo incontro, una predica di come noi genitori non siamo più in grado di stabilire le priorità nella vita dei figli e  di come carichiamo la Chiesa  di responsabilità che dovrebbero essere nostre. Credo anche io che i fedeli abbiano da troppo tempo delegato al clero troppe funzioni proprie della famiglia, funzioni che realmente sacerdoti e suore non sono più in grado di portare avanti. Non lo sono perché non vivono le priorità di una famiglia altrimenti nessuno si sarebbe permesso di convocare 50 genitori per “manifestare il disagio sul modello di genitorialità corrente”, ricordagli la busta e non aver stampato uno straccio di programma per questa importantissima celebrazione dell’iniziazione cristiana. Ci vuole forse un po di rispetto anche per questo mestiere difficile che è essere genitore.

 

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