«Hera tra le prime trenta società italiane grazie alla fusione con Acegas»

di MARCO GIRELLA
NON CI PROVA neanche a dissimulare la soddisfazione, la convinzione e l’orgoglio per un’operazione industriale che considera fondamentale sotto il profilo sociale e strategico. Daniele Manca, sindaco di Imola, è il presidente del patto di sindacato dei soci pubblici di Hera, che controlla la maggioranza della multiutility. Grazie alla fusione con Acegas, il patto si appresta ad accogliere, con quote del 5,5 per cento, anche i rappresentanti dei comuni di Padova e Trieste.
Manca, questa fusione porterà vantaggi per gli utenti?
«Prima di tutto è un’operazione intelligente e fondamentale per aumentare l’efficienza dell’azienda. Con questa fusione Hera diventerà una delle prime trenta società italiane».
A maggioranza pubblica.
«Per fortuna. Perché abbiamo dimostrato che il pubblico può fare ottima gestione industriale e distribuire dividendi ai soci».
Molte ex municipalizzate non ci riescono.
«E’ un problema loro. Noi abbiamo mantenuto la maggioranza pubblica e garantito ai cittadini servizi essenziali come quello idrico ed elettrico. In mano ai privati si rischierebbe di privatizzare gli utili e socializzare le perdite, cosa che Hera non ha mai fatto».
Perché i vantaggi delle operazioni industriali non si vedono mai nelle bollette?
«Intanto perché le bollette dipendono dalle tariffe che fissa un’Authority e non dai prezzi che stabilisce Hera. I profitti non si fanno con le tariffe, ma con efficienza, risparmio e buona gestione. altrimenti, tutti avrebbero gli stessi risultati, e non è così».
Perché la vostra scelta è caduta su Acegas?
«Perché ci assomigliava molto sia come presenza pubblica nell’azionariato che come area di business. L’integrazione era più facile».
Ma avviene al prezzo di una ulteriore concessione di poltrone a rappresentanti politici.
«Nella sua storia Hera ha cancellato centinaia di poltrone. Pensi a quanti erano i rappresentanti delle municipalizzate dei vari comuni. Non c’è stato nessuno scambio ma un’incorporazione che avviene senza indebitamento. Aumentando la qualità dei servizi e degli investimenti grazie alle economie di scala».
Pensa a risparmi sul personale?
«Anche qui la storia dice l’esatto contrario. Hera ha aumentato l’occupazione da quando è nata ed è cresciuto anche l’indotto. Mi permetta di dire che in un momento di crisi come quello attuale del nostro Paese, un’operazione come questa, realizzata da un’azienda a maggioranza pubblica, è un vero fiore all’occhiello».
Perlomeno smentisce molte critiche rispetto alla gestione pubblica.
«Senza contare i vantaggi sociali. Dei cento milioni di utili prodotti da Hera, sessanta sono andati ai comuni azionisti. Milioni che sono stati destinati ai servizi per i cittadini».
Con la fusione Hera arriva a oltre due milioni di persone.
«Una massa critica che permette notevoli economie sia nell’acquisto del gas che nella gestione dei servizi agli utenti».

Rispondi