intervista a Kosic – il nuovo piano sociosanitario regionale del Friuli Venezia Giulia

Il Piano Sanitario e Sociosanitario Regionale 2010-2012 – intervista all’assessore Kosic

Il Piano Sanitario e Sociosanitario Regionale prende in considerazione lo sviluppo del settore per il prossimo triennio ed è basato su una pianificazione che, anche partendo dalla valutazione di alcune criticità attuali, indica gli interventi da attuare. Quali ne sono le principali direttrici?
Il documento si articola in quattro direttrici strategiche: riorganizzazione dell’offerta della rete ospedaliera, istituzione di un’unica centrale operativa dell’emergenza, presa in carico integrata delle persone con malattie croniche e disabilità, ricerca di una maggiore efficienza complessiva del sistema sanitario e sociale attraverso l’adozione di criteri di gestione che consentano di eliminare inutili sovrapposizioni e favoriscano sinergie operative tra le aziende.
E’ riconosciuto da tutti che il servizio sanitario in Friuli Venezia Giulia abbia raggiunto ottimi livelli. Sono convinto che qualunque cittadino di questa regione se ne renda conto. Tuttavia qualche criticità e disomogeneità permangono. Di conseguenza attraverso il nuovo Piano noi vogliamo migliorare ciò che già è buono; vogliamo poter offrire ancora di più, anche in un momento in cui le risorse a disposizione stanno diminuendo, soprattutto a causa della crisi economica. Ecco quindi che si è deciso di investire in settori e su fasce di popolazione oggi non adeguatamente tutelati. Mi riferisco ai gruppi di cittadini più fragili, ai malati cronici, agli anziani, ai disabili, a coloro che risiedono in zone disagiate. Un numero di persone sempre più rilevante e peraltro destinato ad aumentare, che necessita di un’assistenza meno centrata sull’ospedale e molto più sviluppata negli ambiti territoriali, dove bisogni sanitari e bisogni sociali spesso diventano difficilmente scindibili. Per questa ragione è fondamentale che di fronte ad un problema di salute, che spesso è complesso e può durare per anni se non per tutta la vita, il sistema sia in grado di dare una risposta articolata e coordinata, attraverso tutti i suoi “attori”. Spesso invece accade che pazienti e famiglie debbano “cercarsi” le risposte da soli, non trovando un sistema sufficientemente pronto ad organizzare una presa incarico integrata, che è il presupposto per la continuità delle cure. Insomma, spesso manca una “regia” in grado di indirizzare e governare consapevolmente ed attivamente le relazioni interne al sistema.
Parallelamente il Piano, proprio per garantire la necessaria sostenibilità economica, dà precise indicazioni dirette ad intervenire su aspetti organizzativi interni al sistema al fine di ottenere recuperi di efficienza. Il che significa non tagliare funzioni e servizi ai cittadini, ma individuare nuove forme di integrazione e/o accorpamento nello svolgimento di attività non a diretto impatto sull’utenza, come quelle amministrative e di supporto, o all’esigenza di garantire l’adeguatezza delle dotazioni organiche e la loro congruenza con i livelli di attività svolti. In altre parole penso – ed è solo uno tra i possibili esempi – che si possa avere un unico ufficio pensioni interaziendale, anziché uno per ciascuna Azienda. Insomma, l’obiettivo è di recuperare risorse senza ulteriormente gravare sulle tasche dei cittadini, per poterle reinvestire nelle aree da sviluppare.
Il Ministero della Salute ha inviato una nota che suggeriva diverse integrazioni al Piano tra le quali faceva spicco la mancata pianificazione di interventi per gli anziani. Cosa si prevede per questo aspetto?
Il Ministero ci ha risposto con 2 pareri favorevoli; nel primo ci suggeriva di esplicitare alcuni aspetti rilevanti, cioè a dire il fatto che questo Piano sanitario sociosanitario regionale era parte di una pianificazione più ampia in quanto i temi della riabilitazione e della prevenzione non venivano affrontati perché vi si faceva riferimento come ancora operativi e validi.
Inoltre le funzioni assegnati agli Istituti scientifici (Burlo Garofolo e CRO di Aviano) potevano essere meglio valorizzate negli aspetti connessi con l’organizzazione Hub & Spoke (modello derivato dal trasporto aereo n.d.a.)e nelle funzioni coordinate per Area Vasta.
Sull’aspetto specifico degli anziani stiamo attuando in maniera contestuale tre strategie. Prima di tutto c’è il potenziamento degli interventi a sostegno della domiciliarità, per evitare il ricovero in strutture protette se esso non risulta assolutamente indispensabile. In seconda battuta c’è lo sviluppo delle cure intermedie, che passa anche attraverso il potenziamento di strutture in grado di offrire assistenza temporanea e diurna. Infine, per quei casi dove l’istituzionalizzazione è inevitabile, abbiamo avviato un’importante azione di riclassificazione e riqualificazione della rete delle strutture residenziali.
E per l’assistenza agli immigrati?
L’ottima qualità delle nostre cure è garantita a tutti da una legge in vigore approvata dal nostro Parlamento. Gli stranieri erano, sono e saranno curati e assistiti, come tutti, dal nostro sistema sanitario.
Cosa significa concretamente passare da una “ Medicina di attesa” ad una “ medicina di iniziativa”?
Significa non intervenire solo per curare, ma fare della promozione della salute attività primaria e imprescindibile. Interpretando così la definizione di salute dell’OMS, intesa non come semplice assenza di malattia, ma “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. In questo abbiamo immaginato di rafforzare la figura del medico di medicina generale, che è quello che meglio ci conosce e dunque è la principale figura professionale in grado di fare la regia della nostra salute. A lui, così come all’intero sistema, chiediamo non solo di seguire un percorso di cura ma anche di stimolare i pazienti ad adottare atteggiamenti e comportamenti che aiutino a mantenersi in salute.
Quali sono le principali novità previste rispetto alla attuale situazione, specialmente in relazione alla provincia di Pordenone?
Oltre agli aspetti che ho già sottolineato, ribadisco che le novità sono prevalentemente interne al sistema, con la previsione di una riorganizzazione volta a recuperare efficienza e tagliare spese improprie. Ripeto, non ci sarà alcuna riduzione di funzioni. Ancora un esempio. Anche con una centrale operativa unica, il 118 rimane il numero cui rivolgersi in caso di emergenza.
Alla fine del periodo di pianificazione nel 2012 come sarà strutturata la sanità della provincia di Pordenone con i suoi ospedali, i distretti, il CRO le RSA? Il distretto sanitario di Cordenons continuerà a svolgere la sua funzione attuale?
Per quanto riguarda la Destra Tagliamento il CRO di Aviano manterrà intatta la propria specificità e rimarrà struttura di eccellenza. Dal primo gennaio 2011 nell’ambito dell’Area vasta pordenonese, sulla base di uno studio di fattibilità che sarà curato dall’Azienda ospedaliera e da quella sanitaria con il coordinamento della Regione, sentita la Conferenza dei sindaci, le funzioni dei nosocomi ex articolo 21 (Maniago e Sacile) faranno capo all’Azienda ospedaliera di Pordenone, ma manterranno inalterate le funzioni previste dalla programmazione regionale.
Infine, per il distretto sanitario di Cordenons nulla cambia

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