intervista a Mauro Baron

Riconfermato l’incarico di commissario tecnico della nazionale di canoa/kajak

Mauro Baron dal 1977 con i ragazzi sulle acque del Noncello

In vista delle olimpiadi di Londra sarà anche Direttore Sportivo

Vieni che ti faccio vedere gli spogliatoi” mi accoglie così Mauro Baron, sul ciglio della Braida Foenis su quel ponte che sovrasta il Noncello nel primo punto in cui le acque diventano navigabili alle canoe e kajak. E gli spogliatoi non li vediamo noi come non li vedono da 17 anni i ragazzi del Gruppo Kayak Canoa Cordenons.

Mauro, nel 2008 sei entrato nella stadio olimpico di Pechino in qualità di Commissario Tecnico della nazionale di Kajak e Canoa italiana, ma come è iniziata la tua carriera?

È iniziata nel 1976-77 con il Centro di Attività motorie a Cordenons occupandoci di nuoto, sci e canoa, queste attività poi si sono scisse e sono continuate singolarmente, soprattutto la UISP nuoto con sede delle attività presso la piscina comunale e il Gruppo Kayak Canoa Cordenons che si allena in questa ansa del Noncello dopo aver raggiunto accordi con i pescasportivi di reciproco rispetto. La UISP nacque per gestire la piscina comunale quando i costi di gestione sarebbero stati eccessivi per la pubblica amministrazione.

Da queste acque sono uscite grandi campioni e anche un grande allenatore possiamo dire a questo punto.

Sicuramente, Barbara Nadalin è stata un’atleta che pur avendo partecipato solo alle olimpiadi di Altlanta è stata per quattro quadrienni ai vertici dello sport mondiale, ma ha pagato il fatto di provenire da una piccola società di periferia. Nell’ultima olimpiade invece abbiamo portato Daniele Molmenti. Sia lui che Barbara sono atleti eccentrici che possono fare risultati eccezionali ma magari beccarsi una serie di penalità da farli precipitare nella classifica. Gli atleti devono essere in grado di dare prestazioni ripetibili ed è proprio in questo aspetto che entra in causa l’allenatore che deve insegnare a fare affidamento alle risorse mentali fisiche e tecniche dell’atleta. Un allenatore oggi è un educatore, un motivatore, come faremmo altrimenti a far uscire di casa dei giovani, dei bambini per spogliarsi all’aperto a 4 gradi e scendere in acqua per poi tornare a casa senza potersi asciugare.

Lo sport come scuola di vita?

Noi preferiamo spostarci con un furgoncino, dormiamo in tenda, ci facciamo da mangiare da soli, questo sport ci fa avvicinare alla natura, i nostri ragazzi si sentono sentinelle dei fiumi, li puliscono mentre si allenano, la cosa importante è che imparano una disciplina del vivere insieme e molti trovano un mestiere: uno come Andrea Romeo, campione europeo 2008 è stato preso nella marina militare che vede occupare altri 15 atleti del canoa club. 2 atleti come Battistutta e Babuin sono sostenuti dai fondi speciali della regione per i t. alenti sportivi.

La tua più grande soddisfazione?

Con le canoe facciamo anche attività con alcuni ragazzi disabili. Vedere le loro conquiste le loro soddisfazioni è qualcosa di commovente. Facendo questa attività alla fine si scopre che è più quello che ricevi che non quello che dai. Poi su un altro livello certamente c’è la grandissima emozione dello stadio olimpico di Pechino, per uno sport come il nostro che ha sempre pochissimi seguaci vedere una tale bagno di folla ha qualcosa di incredibile. Inoltre devo essere grato al comitato olimpico che mi ha confermato l’incarico di commissario tecnico anche per il prossimo quadriennio in vista delle olimpiadi di Londra e mi hanno anche raddoppiato l’incarico anche di Direttore Sportivo per la squadra di canoa e kajak.

La delusione?

La nostra sistemazione qui sulla riva del noncello. Questa situazione è molto penalizzante tant’è che probabilmente saremo costretti ad accettare proposte del Comune di Pordenone di spostarci qualche chilometro più avanti con delle strutture a disposizione più importanti.

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