L’acqua come risorsa

riflessione a margine della 16° pedalata sui luoghi Pasoliniani “Aga dal me pais” domenica 6 settembre 2009

La mia compagna è una igienista. Nonostante ciò l’ho convinta a mettere in frigo l’acqua del rubinetto fornita dignitosamente dall’acquedotto di Porcia. Ho ceduto però all’acquisto dell’acqua in bottiglia per preparare i biberon del bambino, ogni tanto bisogna cedere. Poi, le bottiglie di acqua usata per preparare i biberon le riutilizziamo per mettere l’acqua dell’acquedotto in frigo. Alla Coop la “Goccia di Carnia” costa 2.34 euro per 9 litri pari a 0.26 euro al litro. Quella che prendiamo dal rubinetto e la mettiamo in frigo invece costa seicento volte di meno, SEICENTO. Sarebbe come se, invece di comprare l’auto a 30’000 euro la trovaste bella pronta in casa a 50 euro. Il costo medio dell’acqua potabile in provincia di Pordenone è di 0,41 euro per 1000 litri, sono dati estratti dal “piano d’ambito” redatto dall’Autorità dell’Ambito Territoriale Occidentale di Pordenone. Non voglio comunque fare spot per l’acqua del sindaco, non ce n’è bisogno, siete sicuramente già informati sulla bontà e sicurezza dell’acqua del rubinetto e se ancora comprate l’acqua in bottiglia probabilmente avete delle paranoie o avete biberon da preparare ogni tre ore.

Per parlare di acqua come risorsa e di come, quindi, si debba risparmiarla nelle nostre case, non serviva l’intervento del direttore tecnico di una società che gestisce il ciclo idrico integrato, basterebbe far parlare uno dei ragazzi delle scuole medie che da alcuni anni vengono ben istruiti sulla gestione dei rifiuti, sui risparmi energetici nelle nostre abitazioni e anche sul risparmio dell’acqua. Vi parlerò invece di qualcosa che riguarda di più la vita di noi adulti e delle scelte che la politica deve fare per tutelare la risorsa acqua e di quello che non è stato fatto.

Nel 1994 l’Italia riorganizza il sistema dei servizi idrici con la cosiddetta “Legge Galli” e qui c’è il primo inghippo per noi friulani, la nostra Regione è ULTIMA nel recepire questa normativa e lo fa solo nel 2005 con la Legge 13, per gli amanti della cronaca dirò che era la Giunta Illy. Sono passati dunque 11 anni in cui della “risorsa acqua” ce ne siamo strafregati. La legge Galli aveva come obiettivo la riorganizzazione di tutto il ciclo idrico integrato e dove questo è avvenuto ci sono stati dei benefici in termini di miglioramento del servizio.

Dal 2005 al recente Aprile 2009, in provincia di Pordenone è stata creata l’Autorità d’Ambito che ha cazzeggiato per quattro anni ed ha prodotto un Piano d’Ambito che è poco meno di una tesina delle scuole superiori, una raccolta di dati estorti dai vari Comuni, su cui è stata innestata una simulazione excel di ipotetici investimenti che vanno a giustificare il valore di tariffa che i Sindaci erano disposti ad accettare.

Ma utilizziamo il documento per quel che può darci. Uno dei dati più importanti che emerge quello delle perdite idriche. Lo studio rivela che del 100% di acqua che preleviamo dalle fonti di approvvigionamento solo l’83% viene inviato in condotta, il resto è perso in fase di adduzione. Alle case degli utenti però arriva solo il 55% il resto và a irrigare il nostro sottosuolo in perdite più o meno diffuse. Purtroppo non è finita qui. Non tutta quest’acqua viene poi fatturata, il nostro 100% alla fonte diventa 50% nelle casse degli enti gestori dell’acquedotto, Queste ultime vengono chiamate “perdite amministrative”. Si tratta complessivamente, per la provincia di Pordenone, di una perdita di 13 milioni di metri cubi d’acqua all’anno per un valore di 5 milioni di euro. Non dobbiamo scandalizzarci troppo, le perdite idriche sono presenti in tutte le reti di distribuzione, la media nazionale però è sul 40 % con alcune eccellenze sotto il 20 %. Qualsiasi attività che porti alla riduzione del 10% delle perdite idriche consentirebbe il recupero di un valore di 1 milione di euro all’anno.

Ci sono dunque 13 milioni di metri cubi d’acqua di ottime caratteristiche organolettiche, per lo più prelevata da strati profondi del sottosuolo che viene sollevata, preparata e poi “declassata” ad acqua superficiale perché viene dispersa nei strati superficiali del suolo. E qui inizia un nuovo paradosso del ciclo idrico friulano, “non tutta l’acqua raggiunge il rubinetto di casa ma molto di più di quello che arriva a casa entra nelle fognature”. Soprattutto il territorio a sud della linea delle risorgive è caratterizzato da afflussi in fognatura doppi del normale, il problema però è generalizzato e si presenta ovunque. Ai depuratori arrivano quantitativi enormi di acque bianche e questo non solo perché PURTROPPO abbiamo l’80% delle fognature che sono miste (acque nere + acque piovane) ma anche perché quelle che dovrebbero essere separate e quindi solo di fognatura nera, in realtà non lo sono a causa di cedimenti, cattiva qualità di esecuzione dei giunti, cattiva qualità dei materiali e pertanto sono soggette ad afflussi di risorgiva, percolamenti di acque piovane e in alcuni casi drastici, canalette di irrigazione che vi scaricano dentro…
Far arrivare acque bianche negli impianti di depurazione è una doppia disgrazia: primo perché andiamo a trattare acqua che non ne ha bisogno, sprecando risorse energetiche ed economiche; secondo perché gli afflussi di acque bianche vanno a saturare la capacità idraulica degli impianti provocando uno scadimento del rendimento di depurazione con conseguenze pesanti per l’ecosistema.

Non c’è traccia nel piano d’ambito del piano degli investimenti, se non come mero esercizio di simulazione matematica per suddividere gli ammortamenti nel lungo periodo e consentire di mantenere la tariffa a valori accettabili per i Sindaci.
Dulcis in fundo, finora abbiamo parlato solo dell’acqua come risorsa per le nostre abitazioni, ed abbiamo visto che c’è molto da fare, ma dobbiamo essere coscienti che ciò di cui abbiamo parlato è solo il 20% della risorsa acqua, un altro 20% è per usi industriali ed il restante 60% dei consumi và a carico degli usi agricoli sui quali possiamo dire qualcosa.
Per fortuna da alcuni anni i consorzi di bonifica ed irrigazione stanno modificando i loro sistemi di distribuzione perché non è più accettabile vedere in tutta la regione queste canalette irrigue che trasportano (spandono) acqua che non viene sempre utilizzata. Aggiungiamo anche: che senso ha investire soldi per portare l’acqua su terreni come i magredi, giusto per bagnare la polvere dai ciottoli. Terreni che non dovrebbero essere produttivi e che vengono invece caricati di concime per poter ottenere qualcosa dai sassi e per poi essere irrigati trascinando nelle falde sotterrane i nitrati e gli altri elementi nutritivi.

Parlare di acqua come risorsa significa dunque nella nostra provincia oggi, accertarsi che l’Autorità di Ambito mostri maggiore coraggio nel definire le priorità degli interventi di cui necessita il nostro territorio. Priorità che devono sicuramente includere:
a) la realizzazione degli interventi già parzialmente coperti da finanziamento
b) interventi che garantiscano la risorsa idrica alla popolazione
c) interventi volti a garantire la protezione dell’ambiente dall’inquinamento
d) interventi per la salvaguardia e risparmio idrico
e) interventi per l’aumento dell’efficienza ed economicità

Paolo Lunardelli

3 thoughts on “L’acqua come risorsa

  1. Fondamentalmente sono d’accordo al 100%.
    Ma, a questa fredda e corretta anlisi, cosa possiamo fare per sensibilizzare la punta dell’iceberg? Ovvero i Politici, che a quanto pare ne capiscono appunto meno, molto meno dei ragazzi in età scolare???

  2. dobbiamo aiutare i politici “illuminati” dobbiamo in qualche modo far sentire all’interno dell’ATO le voci dei soggetti competenti. le due società GEA e SISTEMA AMBIENTE hanno un ruolo fondamentale ORA nel migliorare il sistema acqua della nostra provincia.

  3. E’ un ottima relazione ed una seria analisi che senz’altro sarà apprezzata dai partecipanti della 16^ pedalata pasoliniana “Aga dal me pais” del 6 settembre di cui ho il piacere anhe quest’anno di fare il conduttore. Complimenti Paolo Lunardelli.

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