Mai dire MAI. Le parole che fanno male

Ci sono parole che fanno guarire e parole che fanno ammalare. “Sempre” e “mai” sono parole che, se usate in un contesto negativo, precludono all’altro  la possibilità di dimostrare qualsiasi miglioramento.

Per la precisione, non sono propriamente le parole in sé che sono sbagliate ma il loro uso in un determinato contesto.  Ciò che conta veramente non è l’oggetto della comunicazione (ciò che si dice)ma la meta-comunicazione (come lo si dice e il contesto).

Quando diciamo: “sei sempre disordinato”  è quel genere di messaggio che viene accompagnato da una certa dose di irritazione. E’ in questa meta comunicazione che si cela il potere terribile di queste due parole “sempre e mai”. Quando il Sempre ed il mai vengono accompagnati da meta comunicazioni negative, si trasformano in parole tremende perché sono  parole dal significato “irrevocabile”. In logica matematica se una cosa succede sempre, vuol dire che è impossibile cambiare questa realtà, è un assioma, sarà per sempre così. La parola sempre viene dunque (ab)usata per indicare i fatti che in realtà accadono spesso, non sempre , ma la si usa per dare una connotazione catastrofica al discorso. Contro questa parola non c’è nulla da fare: se è sempre così non si potrà mai cambiare.

Dunque, quando diciamo ad un bambino:  fai sempre capricci, gli neghiamo la possibilità  di poter cambiare, per noi lui è sempre capriccioso. In chi ci sta di fronte, questa affermazione nega la possibilità di riconoscere  che almeno una volta egli non sia stato capriccioso. Ergo: inutile che io  provi a non fare capricci, tanto al primo errore,  sarò “sempre capriccioso”   e tutte le volte in cui ho rinunciato a fare capricci non saranno servite a nulla.

A lungo andare, una sfilza di “sei sempre…”,  “non fai mai…”  forgiano le persone ad abbandonare ogni  desiderio di miglioramento.  In alcuni casi si ottiene proprio il contrario del risultato cercato, ovvero, il bambino consolida la sua identità formata dall’impossibilità di cambiare un atteggiamento.

Questo vale soprattutto per i bambini che spesso non dicono veramente le ragioni del loro comportamento per paura di punizioni, ad esempio se non hanno fame perché hanno mangiato di nascosto la cioccolata, tenderanno a dire che non vogliono mangiare la pasta col sugo perché non gli piace. Se succede una seconda volta, le mamme cominceranno a dire: non mangia mai la pasta col sugo. Poi il bambino se ne farà una convinzione ed uno stile di vita.  Sarà capitato a molti genitori scoprire che in contesti diversi fuori del controllo genitoriale,  i bambini hanno comportamenti alimentari e sociali diversi perché non obbligati a rispettare il comportamento condizionato anche dall’uso sbagliato delle nostre parole.

Uno degli aspetti  paralleli di questo fatto è quello del comportamento dei genitori quando scoprono che in altri contesti il figlio ha comportamenti diversi. “ah, al campo scuola sì che mangi la pasta col sugo e a casa no?” E si sentono traditi dal figlio, il quale appena tornato a casa riprenderà a non mangiare la pasta col sugo, anche per non turbare le certezze dei genitori che sono convinti di conoscere bene i gusti del figlio e non tollerano di essere “fregati”.

Non bisogna mai impedire al bambino di cambiare idea. Usare le parole sempre e mai fuori luogo e soprattutto in un contesto negativo significa marchiare con una identità non vera i nostri interlocutori e, se il nostro potere è forte, negargli la possibilità di dimostrare in tempi successivi un qualsiasi cambiamento.

Pertanto, poiché la lingua italiana è bella e permette tantissime variazioni sul tema, usiamo tutte le parole che ci sono state insegnate e utilizziamole con il loro vero significato e lasciamo stare gli eufemismi . Si può dire “lasci spesso le cose in disordine”, e “qualche volta non mangia la pasta”, questo è il vero significato di ciò che volevamo dire… e allora diciamolo.

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