Non nominare il nome di dio invano… ma neanche apposta

È un vezzo della sinistra quello di ironizzare sul nemico. A volte è una ostentazione di superiorità, un voler confutare per assurdo le tesi altrui. Nascono, in questo modo, tutta una serie di slogan e di battute che solo a prima vista/orecchio sembrano colpire l’avversario ma in realtà non è così, in realtà lo rafforzano.

Se l’innominato dice che c’è un gruppo di farabutti che attenta al governo, ecco che spuntano le puntate di Anno Zero intitolate “farabutti”.  Se le minorenni lo chiamano “papi” ecco che si fanno le battute sul papi, o vi ricordate il “meno tasse per tutti” declinato in tutte le varianti possibili?

Questa modalità di contro-comunicazione che molti credono efficace in realtà non lo è. Tutto ciò è contrario alle più basilari regole della comunicazione. Se devi sconfiggere un nemico non lo devi mai nominare, neanche evocarlo col pensiero, non puoi fargli il verso, non devi ricordare le sue parole. Devi ignorarlo. Lo sanno tutte le mamme del mondo, la peggior cosa che puoi fare ad un bambino non è picchiarlo ma ignorarlo completamente. Fate caso alla pubblicità, dove la comunicazione è studiata nei dettagli; da alcuni anni è consentita in Italia la pubblicità comparativa, qualcuno pensava che gli spot sarebbero tutti diventati un florilegio di insulti del tipo “il mio dixan lava meglio del tuo dash” invece è stata limitata solo ad alcune comparazione di tariffe niente di più. Perché? Perché nominare il concorrente è fargli comunque un regalo! E’ il riconoscimento che lo si ritiene importante tanto da chiamarlo in causa. Anche in psicoanalisi, gli esperti raccomandano sempre di “farsi delle immagini positive” per indirizzare la nostra volontà verso determinati obiettivi. E’ tassativamente vietato “farsi immagini negative” del tipo “non devo fumare” perché la nostra mente non è capace di immaginarsi  il “NON” la mente elabora invece l’immagine “devo fumare” pertanto se uno vuole smettere di fumare dovrà pensare “devo masticare una caramella” sempre in positivo, mai in negativo. Quindi se una cosa non la vuoi, non la devi nominare, non la devi considerare, devi rivolgere il pensiero altrove.

Il puttanaio (nel vero senso della parola) creato questa estate su escort, festini ecc. è stato montato da repubblica ma, se avete notato, gli altri si sono guardati bene dal lasciarlo cadere perché in Italia uno che si diverte con le donne è ammirato, consciamente o no che sia. Del resto quando uno scandalo simile capitò a Clinton,  a moltissimi diventò più simpatico, umano, ed in molti lo difendemmo contro il bigottismo americano.

Tornando al concetto in apertura, vediamo che moltissimi politici rispondono continuamente alle stupidaggini che escono dalla bocca di decine di esponenti dell’altro campo, invece andrebbero ignorate  rilanciando su nuovi temi costringendo gli altri a rispondere alle loro provocazioni. In questo modo gli avversari saranno costretti a prendere in considerazione le proposte, anche denigrandole, ma intanto il pensiero si muoverà e raggiungerà sempre nuovi ascoltatori.

Ovvio che il problema non è così semplice, ad esempio si troverà sempre qualche peones che per uno scampolo di visibilità sarà disposto ad esprimersi sull’ultima sparata di misterX, ma questo ovviamente è affare di partito.

Se vogliamo vincere, bisogna ignorare, ignorare, ignorare. Lo sanno le mamme. Perché ce ne sono così poche in politica?

One thought on “Non nominare il nome di dio invano… ma neanche apposta

  1. Hai colto nel segno…
    Te lo dice uno che gode dall’altra parte e che si dispiace che tutto sommato la sinistra italiana continui insistentemente a darsi delle sonore mazzate sulle palle, invece come dici tu di ignorare, guardare la proria trave, toglierla e iniziare a fare della vera progettualità per essere fianlmente alternativi a quello che c’è di là.
    Non credere che stando “dall’altra parte” io faccia i salti di gioia eh, sono un nostalgico e ancorato ai vecchi e sani valori della politica nel senso più genuino del termine e non a alle porcherie che sono gli occhi di tutti noi.
    Con simaptia,
    Tobia (che fa anche rima)

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