perché il fax si rifiuta di morire?

di Riccardo Luna su Repubblica.it

È IN corso un duello che la dice lunga sullo stato reale dell’innovazione in Italia. Assomiglia a un western. «Per un pugno di fax».

La tramaè piùo meno questa.

C’è un giovane cowboy appena arrivato in città che ha deciso di farla finita con questa tecnologia obsoleta che ci fa perdere soldi e tempo: «Usiamo Internet!» è il suo slogan.

Il solito innovatore. EC’È uno sceriffo probabilmente perbene e un po’ attempato che invece a quella macchinetta sputafogli è affezionato, non che abbia nulla contro la rete, per carità, ma insomma, che fretta c’è. La cittadella di cui parliamo è il Parlamento. Il giovane cowboy è un deputato del partito democratico: Paolo Coppola, 39 anni, docente di informatica, da assessore alla innovazione nella città di Udine era lo spauracchio dei colleghi per la smania di migliorare i processi usando la rete..

Lo sceriffo è il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, 65 anni, docente di economia alla Sapienza, confermato dal premier Enrico Letta nel posto che gli aveva assegnato il predecessore Mario Monti.

Il duello è andato in scena alla Camera nei giorni del decreto della conversione in legge del decreto del Fare. Coppola ha sparato un emendamento, da lui stesso ribattezzato #ammazzafax a scanso di equivoci. «Sarà mai possibile che nel 2013 le pubbliche amministrazioni si scambino messaggi via fax?!». Vista da fuori, può sembrare una cosa scontata ma De Vincenti, a nome del governo, dà parere negativo: l’emendamento è irricevibile. Tanto più, spiega, che l’altro giorno non funzionava l’email, se non avessimo avuto il fax come avremmo fatto? Per Coppola è come se gli uffici pubblici si dovessero dotare di candele in caso di black out elettrico. E così decide di trasformare l’emendamento in ordine del giorno. Nel testo la prende larga. Ricorda che il fax venne brevettato addirittura nel 1843 dallo scozzese Alexander Bain e che da allora sono cambiate un sacco di cose. Spiega che con l’avvento dei personal computer già si prevedeva un crollo del consumo di carta e invece secondo l’ultima stima, del 2010, l’Italia consuma ancora 11 milioni di tonnellate di carta, «più di Russia, Brasile, India, Spagna, Regno Unito e Francia. E di questa una grande percentuale non si può negare provenga dalla burocrazia della pubblica amministrazione, centrale e locale». E perciò, ma anche per aumentare l’efficienza degli uffici pubblici e per dare il buon esempio ai cittadini ancora non digitali, via il fax e largo alla mail.

Tanto più che il governo ha già speso un sacco di soldi per introdurre la posta elettronica certificata.

L’ordine del giorno avrebbe impegnato «il Governo a proseguire nella digitalizzazione dei processi della pubblica amministrazione,a diminuire il consumo di carta degli uffici della pubblica amministrazione, e dunque ammodernando le pratiche di trasmissione di comunicazioni e documenti, eliminando l’ormai obsoleta pratica della trasmissione dei documenti via fax tra uffici e tra amministrazioni». Era insomma un generico impegno senza data. Nulla di trascendentale. Ma De Vincenti deve essere affezionato ai fax: ha proposto di sostituire il verbo “elimina” con “ridurre al minimo”. Coppola si è opposto e così si è andati al voto. E, udite udite, l’ordine del giorno è stato bocciato. Il governo ha vinto. Ha vinto anche l’Italia? Va detto che la discussione in corso non è affatto una novità. Nel 1994 negli Stati Uniti Nicholas Negroponte fu il primo ad attaccare il fax accusandolo di essere una tecnologia “regressiva”, cioè che ritardava l’avvento dei computer e della società delle informazioni.

Sono passati vent’anni ma il fax non è passato di moda. Tanto che un paio di anni fa su un autorevole sito tecnologico californiano, Slashdot, la domanda era: “Perché il fax si rifiuta di morire?”. Esattamente ciò che accade in Italia. Con una aggravante. Il codice della amministrazione digitale del 2005 già prevedeva che la trasmissione dei documenti tra le pubbliche amministrazioni avvenisse tramite posta elettronica. E il governo Monti in un decreto dello scorso ottobre ha stabilito che “l’inosservanza comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare, nonché eventuale responsabilità per danno erariale”. E quindi Coppola ha pronta una interrogazione parlamentare per accertare se davvero il fax nei ministeri è usato solo per comunicare con soggetti che non sono pubbliche amministrazioni e che sono sprovvisti di rete; e in caso contrario, di accertare il danno. Ce la faranno i nostri eroi a far diventare l’Italia digitale?

RICCARDO LUNA

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