Pordenone guadagna il primo posto nella classifica dei capoluoghi di provincia più RICICLONI

Pordenone guadagna il primo posto nella classifica dei capoluoghi di provincia più RICICLONI

Quest’anno, l’associazione Legambiente ha voluto premiare i Comuni che avessero raggiunto già nel 2010 la quota che, per legge, è richiesta solo dal 2011 di almeno il 60% di raccolta differenziata (era del 50% lo scorso anno). La valutazione dei Comuni è avvenuta attraverso un Indice di Buona Gestione che ha considerato l’azione a tutto campo nel governo complessivo del settore rifiuti: produzione, riduzione, riciclo. Il risultato, spiega Legambiente, «è stato positivo, considerando anche che se ai 1.289 comuni virtuosiaggiungessimo i 448 che hanno comunque superato il 50% di raccolta differenziata (richiesto dalla normativa per il 2010) arriveremmo alla quota di almeno 1.738 comuni in regola con la legge dello stato». Un quadro positivo che, come ha sottolineatoAndrea Poggio, «non può che migliorare, visto che i Comuni Ricicloni rappresentano già otto milioni di abitanti ed esperienze come quella di Torino, che dove ha attivato il Porta a porta ha superato il 60%, fanno ben sperare».Se Ponte alle Alpi ha vinto il premio assoluto, tra i capoluoghi di Provincia hanno raggiunto la vetta della classifica Pordenone (78% di raccolta differenziata) per il Nord e Salerno (70,3%) per il Sud, mentre nessun capoluogo del Centro, sottolinea Legambiente, ha raggiunto, per il terzo anno consecutivo, la soglia del 60%. Una brutta figura per Regioni che alcuni anni fa risultavano più virtuose: «D’altra parte, in Toscana la raccolta differenziata si fa ancora con il cassonetto», commenta Daniele Faverzani, responsabile Comuni Ricicloni. Tra i capoluoghi segnalati solo due contano più di 100.000 abitanti: Salerno e Novara. La classifica vede Verbania perdere la leadership a vantaggio di Pordenone; nell’elenco, cinque comuni del Nord e cinque tra Sud e Isole: Salerno appunto, che si conferma riciclone anche per quest’anno avendo ormai collaudato a fondo il sistema di raccolta porta a porta per i suoi 140mila abitanti, tre capoluoghi sardi (Carbonia, Oristano e Nuoro) e un altro campano (Avellino). Nessuno tra i capoluoghi del centro Italia, per il terzo anno consecutivo, supera la soglia prevista.

Per i comuni più piccoli si conferma una tendenza già segnalata nelle passate edizioni ma che, quest’anno, si mostra «in maniera inequivocabile»: i migliori sistemi di gestione dei rifiuti urbani sono nel Nord Est del Paese. Bisogna scendere fino alla quarantacinquesima posizione, infatti, prima di incontrare un Comune che non sia veneto o trentino. Di questi, 21 sono in provincia di Treviso, 20 in quella di Trento, 2 in quella di Padova e uno, il vincitore Ponte nelle Alpi, in quella di Belluno. Tra i Comuni con più di 10.000 abitanti sono stati premiati, per il Nord, Riese Pio X (Treviso, 77,8%), Montespertoli (Firenze, 84%) per il Centro e Baronissi (Palermo, 71,5%) per il Sud). Per quanto riguarda i Comuni con meno di 10.000 abitanti, invece, i premi sono andati a Bedollo (Trento, 76,4%), Montelupone (Macerata, 78,9%) e Tortorella (Salerno, 78,9%).

Spostandoci in  ambito regionale, si nota che le tre Regioni più virtuose sono il Veneto, che svetta ancora in cima alla classifica con una percentuale del 65,6% di amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito ancora dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2% e dal Trentino Alto Adige col 28, 3%, con ben 30 comuni in più rispetto al 2010. La Lombardia, prima regione riciclona della storia d’Italia è oggi solo al quarto posto con il 21,4%. La Liguria sta cominciando a muoversi e diversi piccoli e medi comuni stanno crescendo: per ora nella classifica fa capolino solo Noli (Savona), comune rivierasco e turistico, che ha saputo superare le relative difficoltà di organizzazione della raccolta. Le buone pratiche e le performance di successo si stanno diffondendo anche al Centro Sud. Le Marche sono la regione capofila dell’Area centro, grazie al lavoro svolto prevalentemente da due consorzi: Cosmari e Cir33. In classifica compaiono tre comuni dell’Umbria (Tuoro Sul Trasimeno, Piegaro, Giano Dell’Umbria) e c’è la conferma dei comuni del Lazio, già noti dai precedenti concorsi. In Toscana, a parte qualche rara e lodevole eccezione, si stenta ad affrontare col piede giusto la gestione dei rifiuti comunali. Anche al Sud nessuna grossa novità con la riconferma della Campania, che colloca nelle differenti graduatorie demografiche 48 comuni, seguita dalla Sardegna con 34 e dall’Abruzzo con 11 comuni.

Grandi assenti, quest’anno, le grandi città: «Milano è ferma al 35% circa, come 15 anni fa. Ma il capoluogo lombardo ha avviato su 200.000 abitanti la raccolta dell’umido da cucina per verificare la qualità della raccolta e con il 98% di purezza del materiale, ottiene un ottimo risultato. Da segnalare Torino, che giunge a un buon 42%, ma nei quartieri dove ha attivato il servizio “porta a porta” ha superato il 60%. Bocciate Roma, dove la raccolta domiciliare col sistema misto continua a non funzionare e Napoli, ancora alle prese con l’emergenza e in attesa dell’estensione del porta a porta – prevista da settembre – messa in campo dalla nuova Giunta».

Positivo, secondo  Legambiente, il fatto che, «ad eccezione di Ponte nelle Alpi, nelle prime 100 posizioni, molti sono i comuni che fanno parte di un consorzio. Tra questi abbiamo 59 veneti e 33 trentini. Nella classifica dei comuni sotto i 10.000 abitanti residenti nell’Area nord, tra i primi 15, troviamo 14 comuni della provincia di Trento. E tra i comuni con più di 10.000 abitanti, tra i primi 15, troviamo 14 comuni della provincia di Treviso. Quindi, in questa fase di egemonia dei sistemi di gestione del Nord Est, tra i piccoli comuni funzionano meglio i gestori del Trentino, mentre, tra i comuni più grandi, la provincia di Treviso (servita prevalentemente dal Consorzio Intercomunale Priula e dal Consorzio TV3), non ha rivali. Nelle regioni centrali d’Italia, ci sono i comuni di due consorzi marchigiani». «Il proliferare dei consorzi è la prova che fare sistema nel proprio territorio – ha detto Andrea Poggio – ha ricadute importanti sull’economia locale e nazionale, alimentando il commercio e il mercato dei materiali di cui si avvalgono migliaia di imprese che riutilizzano la materia prima. Inoltre, i comuni ricicloni, sottraendo quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti alla discarica, contribuiscono al contenimento di circa 3 milioni di tonnellate di CO2. Se si fosse reso necessario sostituire le materie riciclate con sostanze nuove e vergini da estrarre, fondere, raffinare per produrne di nuove, avremmo dovuto bruciare altri combustibili fossili. Anche questa è Green economy»

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