ragazzi che fanno male

 

riporto in toto il post di Piergiorgio Paterlini RAGAZZI CHE FANNO MALE dal suo blog le nuvole.


Questa mattina Pietro Maso è uscito dal carcere. Ha scontato definitivamente la pena per aver massacrato, il 17 aprile 1991, a diciannove anni, il padre e la madre, allo scopo di prendersi, “in anticipo”, l’eredità. Domani, martedì, uscirà il libro in cui racconta il delitto.

Negli ultimi decenni il mondo si è via via convinto che i ragazzi e i bambini vadano difesi dagli adulti. Solo dagli adulti. E farebbe ridere soltanto l’idea del contrario, anche se episodi di cronaca li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. A dire come l’ideologia – nel senso più letterale del termine – sia assai più forte dell’esperienza nel nostro interpretare la realtà.

Che i bambini  e i ragazzi vadano difesi solo dagli adulti è un’idea sciocca e ignorante (anche qui nel senso letterale, non offensivo, del termine). Perché gli adolescenti sono “costituzionalmente” difesi proprio nei confronti degli adulti. Non basta, certo, e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza da ogni genere di violenza è una conquista di civiltà. Ma è sciocca e ignorante e drammaticamente insufficiente e infinitamente pericolosa se non considera anche quanto i ragazzi possano fare male, consapevolmente, e con grande astuzia e cattiveria, agli adulti e soprattutto ai coetanei. (Non è di pochi giorni fa il massacro di un anziano da parte di due ragazzine quindicenni, sicure che tutti avrebbero creduto che si fossero difese dall’orco cattivo? E il genocidio in Cambogia praticamente gestito tutto da bambini? Guarda caso, un altro 17 aprile: 1975).

È come mandare tutte le truppe sulle Alpi, quando il “nemico” attacca in massa dal mare, da ogni porto e da ogni costa.

Nella “tre giorni” di Pietro Maso – oggi la liberazione, domani il suo libro, mercoledì l’anniversario del parricidio e del matricidio – trascrivo alcune citazioni, pescate fra mille, e volutamente assai disomogenee fra loro.

«Si è meno timorosi di ciò che può accadere tra coetanei, persuasi che la relativa parità di forza fisica e di maturazione psicolog

ica rappresenti una salvaguardia contro la sopraffazione di uno sull’altro. Che può accadere di tanto grave tra due tredicenni, o tra un tredicenne e un quindicenne? Ma la convinzione che tra minori tutto sia idilliaco nasce solo dal fatto che gli interessati non lo raccontano. I minori possono raggiungere vette di crudeltà da fare invidia agli adulti». (Elena Gianini Belotti)

«I tuoi coetanei quindicenni riducono a ombre boccheggianti padri e maestri. Essi hanno in mano un’arma potentissima: l’intimidazione e il ricatto. Il conformismo degli adulti è tra i ragazzi già maturo, feroce, completo. Essi sanno raffinatamente come far soffrire i loro coetanei: e lo fanno molto meglio degli adulti perché la loro volontà di far soffrire è gratuita: è violenza allo stato puro. Non conosce né comprensione, né alcuna forma di pietà, o di umanità». (Pier Paolo Pasolini)

«La profonda slealtà dell’infanzia infettava tutto il luogo, come in uno stato fascista in cui uno scopre che ogni vicino è – magari anche senza esserne consapevole – un agente che lavora per la polizia». (Stephen Spender)

«Sulle terrazze del Lussemburgo dei bambini giocavano, io mi avvicinavo a essi, mi sfioravano senza vedermi. Una parola del capo della banda, detta brutalmente: “Vieni avanti, tu farai il prigioniero”, e avrei rinunciato ai miei privilegi. M’avrebbe fatto felice anche una parte muta; avrei accettato con entusiasmo di far la parte di un morto. Avevo incontrato i miei veri giudici, i miei pari, e la loro indifferenza mi condannava». (Jean-Paul Sartre)

E adesso vi verranno in mente mille situazioni che avete visto o vissuto, mille libri, mille film.

E penserete che tutti i giorni sentite parlare di bullismo. Infatti. Ma non dite che lo sapevate già. Perché non lo sapevate e non lo sapete. E queste parole, questa antica scontata saggezza, vi entra da un orecchio e vi esce dall’altro.

* L’immagine è tratta dal film “Il signore delle mosche”, di Harry Hook, dal romanzo di William Golding.

 

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