Trappole (di vanità) per curriculum Decalogo della buona nota biografica.

dal corriere della sera Beppe Severgnini

Scrivere la propria autobiografia è difficile. Quasi sempre l’autore è troppo affezionato al protagonista. Anche scrivere il curriculum, o fornire note biografiche, presenta alcune trappole. Per esempio la vanità e la sintesi, spesso inversamente proporzionali.
Lucy Kellaway, sul Financial Times , ricorda che Reagan si presentava così: «Ronald Reagan è il presidente degli Stati Uniti». La collega offre poi alcuni consigli, tra cui questo: «Inserire nel curriculum anche eventuali difficoltà o fallimenti» (la classe dirigente italiana potrà mettere in campo grandi titoli). Sperando d’essere utile, propongo anch’io qualche suggerimento.

1) Più sei importante, meno hai bisogno di parole. Le biografie sono spesso un florilegio di titoli, cariche e opere che rivelano insicurezza. Qualunque essere umano, dopo i quarant’anni, è in grado di riempire una pagina.

2)Una nota biografica non è un romanzo, è un riassunto. Cinque righe informano, venti annoiano, trenta allarmano, cinquanta generano sospetto.

3) Ci sono premi che non si devono vincere. Se accade, è bene mantenere riservata la notizia. Ce ne sono altri, invece, che è bello ottenere. In questo caso, la modestia dovrebbe impedire di divulgarlo.

4) Indicare un’onorificenza vale un’ammissione: «Per me è importante!» (il sottoscritto, per esempio, ricorda sempre la presidenza onoraria dell’Inter Club Kabul).

5) Beneficenza e opere di carità sono parti intime: se non si vedono, è meglio.

6) Frasi come «Il dottor T. ha condotto al successo molte società italiane e straniere» sono pericolosamente vaghe. Di cosa si occupavano queste società? Pollame, podcast o politica internazionale? Dove operavano: negli Usa o nelle isole Tonga?

7) Evitare i superlativi e limitare gli aggettivi. «Mario B. ha ottenuto notevolissimi successi nel campo dell’informatica» lascia sospettare che sia riuscito, tutt’al più, ad aggiustare la Xbox del figlio.

8 ) Aggiornare periodicamente la fotografia. Ci sono colleghi che usano lo stesso ritratto scattato ai tempi del governo Craxi. Quando v’incontrano, dovete sentirvi dire «lei sembra più giovane di persona!» e non «scusi, ma noi avevamo invitato suo figlio».

9) «Appare regolarmente in tv»: più che un titolo di merito, è un segno di disperazione. «Già presidente…»: più che un’informazione, è un rimpianto. «Ex deputato…» invece va bene: basta indicare anche l’ammontare del vitalizio.

10) Concedere qualche informazione personale si può: ma senza esagerare. Il nome della moglie va bene. Quello di tutti gli animali domestici, no.

Dimenticavo: alcuni di questi peccati li ho commessi. Questo decalogo vale come confessione e penitenza. Se fra una e l’altra ci sta anche un’assoluzione, be’, dovete deciderlo voi.

1 marzo 2012 | 11:46

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