una mattina in tribunale: burle e giochi

sulla porta della stanza 107: le udienze sono in stanza 107

Per cominciare si capisce dai primi minuti che è in atto una caccia al tesoro: bisogna trovare la stanza delle udienze.  Poi, subito una burla a tutti noi:  un bell’avviso sulla porta dell’aula delle udienze che informa i giocatori della caccia al tesoro che la ricerca é finita (sulla porta della stanza 107 mettono un  foglio che dice che le udienze sono spostate alla stanza 107). Mi ricorda analogo avviso trovato sulla porta della scuola di mio figlio, quando dovetti accompagnarlo personalmente a causa del mancato passaggio della corrierina: “la corrierina non passa causa neve“, quando lo leggi non serve più’. Vabbe’ mettiamo anche questo avviso tra la schiera di quelli inutili di cui ho gia’ scritto in un precedente post.

Si aprono le porte e una cinquantina di avvocati e clienti si infilano dentro per la seconda manche della caccia al tesoro. L’arbitro pone sui primi tavoli tutti i fascicoli dei casi previsti per il giorno e i giocatori devono trovare nel più’ breve tempo possibile il fascicolo che li riguarda e presentarsi all’arbitro per l’assegnazione del punteggio. E’ prprio cosi, e’ il gioco delle scarpe, tutti in cerchio, ognuno mette la propria scarpa in centro e al via del giudice si cerca la propria scarpa, l’ultimo che rimane con la scarpa ancora in mano ha perso. Noi stavamo perdendo perche’ non trovavamo il nostro fascicolo. Abbiamo dovuto andare in cancelleria, ma non era nemmeno li’. Alla fine abbiamo scoperto che ce l’aveva un altro avvocato interessato a sua volta al caso. Nel frattempo era cominciato un’altro gioco, il “tocca a me” che si gioca mettendosi attorno al giudice e facendosi largo sugli altri per conquistare il diritto di parola.

Finalmente, approfittando di in una pausa di indecisione

degli altri avvocati “tocca a me” e ci si impadronisce dell’attenzione del giudice, gli si sottopone il caso che, con due parole, un articolo di procedur

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a civile, un pizzico di buon senso e ironia  il giudice decreta la soluzione.

Mai avrei pensato che in un consesso come l’udienza di un processo civile ci si comportasse come all’apertura dei negozi nella stagione dei saldi, ma anche lì, per un po’ di decoro mettono le macchinette eliminacode, ma poteva bastare anche l’elenco dei fascicoli in ordine numerico o alfabetico. Sono convinto che non è un problema di organico né di mezzi ma di semplice volontà e desiderio di migliorare le cose.

La mattinata finisce contribuendo a sostenere il commercio locale con un ottimo caffè.

 

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