Variante 30 – l’incubo dei palazzinari

.La variante 30 non va proprio giu’ ai “giometri” di destra. Quelli che il PRG se lo facevano in studio e poi lo portavano in Comune a farlo approvare, non prima di essere andati dai contadini a farsi firmare i preliminari di vendita di quei terreni che solo loro sapevano che avebbero cambiato destinazione d’uso.
Finalmente, Carlo Mucignat ha dato un taglio netto a certe abitudini cordenonesi, ma i professionisti non la digeriscono, dicono: non è flessibile; (trad. non posso fare quel che mi pare) . Di seguito una bella relazione sui principi fondamentali della variante 30 di Carlo Mucignat.

La Variante ha  assolto più finalità:

  1. creare una base cartografica aggiornata, nell’ottica della produzione di un Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.) Comunale;
  2. intervenire con modifiche e integrazioni al Piano previgente sulla base degli obiettivi e strategie deliberate dal Consiglio Comunale n. 41, del 03.05.2007 ;
  3. adeguare il Piano alle Leggi e normative vigenti in materia edilizia e urbanistica che incidono sulle sue previsioni;
  4. definire l’assetto del territorio (in base agli obiettivi e strategie definite).

 

Il Piano Precedente era redatto su base catastale cartacea non aggiornata, in diverse scale grafiche. E’ evidente che dopo oltre dieci anni dalla redazione del PRGC si doveva intervenire verificando tutto l’apparato rappresentativo e modernizzare la base di supporto che sorregge tutte le previsioni di trasformazione visibili del territorio, anche per eliminare tutta una serie di errori riscontrati negli anni sia di cartografia che di normativa e di non corrispondenza tra la stessa normativa e la zonizzazione cartacea, c’era da correggere il confine amministrativo comunale, ricostruire la viabilità completamente mancante nel piano precedente; ecc.. E’ stato svolto il lavoro di aggiornamento del PRGC (acquisizione dei tematismi e successive modifiche), anche nell’ottica della creazione di un Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.) Comunale per mettere a disposizione degli utenti, informazioni che vanno al di là della mera rappresentazione grafica dello strumento urbanistico. Questo rappresenta una opportunità che consente di utilizzare al meglio il patrimonio di informazioni inserite anche e soprattutto da chi usa quotidianamente il Piano Regolatore nell’ambito degli uffici comunali. Da considerare che, successivamente, lo stesso S.I.T. accoglierà altre informazioni (ad es. i numeri civici, i programmi dei LL.PP., il sistema sei rifiuti, l’ex ICI, ecc.) l’utilizzo dello stesso potrà interessare anche altri uffici (anagrafe, tributi, ambiente ecc.).

All’interno della cartografia di base è stato formato un contenitore con  caratteristiche tali da raccogliere informazioni di come utilizzare banche dati provenienti da altre fonti come il Progetto Moland o dati ambientali e territoriali della Regione Friuli-Venezia Giulia (liberamente scaricabili da Internet) in considerazione del fatto che tutte utilizzano lo stesso sistema di coordinate e che il PRGC aggiornato, naturalmente, è convertito a questo sistema.

 

In questa Variante c’è stato il tentativo di risolvere i problemi della città, contraddistinti nel carattere intrinsecamente sociale, comune, collettivo, per superare quella incapacità del mercato troppo attento alla logica individualistica (logica individualistica che, a sua volta, è padrona del mercato). E’ stata data priorità, in quanto ritenuta indispensabile alla comunità, la riscrittura del Piano Regolatore, secondo una veste più leggibile e facilmente gestibile. Si ritiene, quindi, di aver prodotto una definizione e un linguaggio grafico più chiaro per descrivere una politica urbanistica operativa, capace di dare seguito ad alcune indicazioni e prescrizioni contenute anche nel Piano precedente, che faticavano a trovare applicazione, definendo il ruolo e le modalità tecniche, fino alla definizione fisico – morfologica e architettonica degli interventi proposti.

 

Le modifiche ai nuclei e centri di Antico Impianto rappresentano un’altra delle priorità di questa Variante, perché si può notare come, in questi anni, siano stati realizzati gli interventi di demolizione e di nuova costruzione previsti mentre non si è dato attuazione al recupero del patrimonio edilizio esistente. In alcuni casi i nuovi interventi si sono rivelati autonomi, fini a se stessi, e non curanti del contesto in cui andavano ad operare.

Fra il perimetro dell’unità storica e la nuova edificazione l’impatto non è sempre violento perché vi è frapposta un’area più o meno ampia di verde a protezione. La necessità dei cittadini è quella di poter intervenire con adeguamenti e ampliamenti che consentono realizzazioni di unità abitative più vivibili. Sono stati eliminati i parametri urbanistici che prevedevano Abitazioni per Ettaro che risultavano limitativi (a causa della proprietà molto frazionata) e non consentivano di eseguire le minime operazioni necessarie all’intervento, per scegliere di recuperare la volumetria esistente con i minimi ampliamenti igienico – funzionali.  I cortili e i percorsi interni sono stati riconosciuti quelli esistenti e vengono proposti nuovi tracciati di collegamento o di unione di parti funzionalmente contigue che possono facilitare le relazioni tra residenza, attività economiche e servizi.

Le questioni rilevanti che riguardano la difficile accessibilità all’area storica delle funzioni centrali, il centro-città consolidato, vengono affrontate attraverso interventi finalizzati alla ridefinizione del rapporto tra città-centro e insieme urbano. Infatti, il centro viene diluito, canalizzato, attraverso la formazione della così detta “vetrina commerciale” di via Sclavons – via Romans nella formazione di nuove centralità a servizio dell’intero sistema insediativo. Qui si propone una riqualificazione dei valori architettonici in quanto oggi sono in forte degrado. Il Piano compie una operazione di ricucitura di un sistema frazionato di difficile gestione, fra le aree consolidate e quelle di trasformazione. Con la Variante si propone di semplificare e migliorare questo sistema attraverso un minuzioso insieme di norme relative alle capacità di intervento, oltre che alle destinazioni d’uso per eliminare la partizione del suolo e lo sminuzzamento avvenuto negli ultimi anni.

 

Gli ambiti residenziali di completamento si sono attuati in modo abbastanza rapido, hanno consumato territorio, senza un minimo di pianificazione, si trovano strade private, una per ogni edificio, in pochi casi la viabilità serve più lotti, e, comunque, oggi non può essere utilizzata per compiere programmi di collegamenti fra isolati perché mancano gli spazi per attraversarli. Le superfici per la viabilità (che non compaiono nel Piano precedente) oggi si vedono e risultano sovradimensionate (per superfici d’uso) e sottoutilizzate, con grave spreco di risorse che vanno a ricadere nell’Amministrazione Comunale, per la gestione e l’erogazione dei servizi e sottoservizi. Per evitare che continui questa abitudine, la Variante ha previsto un disegno sia nelle zone dove è già presente l’edificazione (devono essere saturate) sia negli ambiti di completamento che hanno bisogno di una progettazione preliminare.

Le nuove zone residenziali individuate dalla Variante sono poche, sono quelle ritenute che possono svolgere una funzione di correzione degli errori della nuova edificazione avvenuta negli ultimi anni e che possono realizzare le opere necessarie per far funzionare meglio alcune aree alle spalle dei centri di Antico Impianto. L’obiettivo resta sempre quello di inserire le costruzioni in modo da contestualizzarsi con l’ambiente circostante.

 

La Variante prevede la costituzione del Parco Urbano Fluviale del Noncello, attraverso la conservazione degli ambiti più vicini al corso d’acqua, per non aggredire gli spazi che appartengono al sistema ecologico in essere e per mantenere le protezioni necessarie al fiume per la difesa idrogeologica, e la formazione di aree attrezzate poste alla distanza necessaria per consentire la coesistenza e la convivenza ambientale. A debita distanza sono anche previsti e individuati i percorsi pedonali e ciclabili, che connettono le varie parti del territorio urbano.

Con il Piano, vengono recuperate alcune linee storiche di corsi d’acqua che alimentavano il Noncello, i vecchi mulini, opifici, chiuse, idrovore e i manufatti storici che utilizzavano l’acqua per la produzione di energia. Ai fini turistici e per l’attività sportiva, vengono consentite le escursioni non invasive e l’attività dello sport con canoa anche se su spazi limitati. La Variante vuole risaltare ed esaltare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche e fisico architettoniche per costruire un disegno con nuovi valori. L’architettura, nella sua dimensione “naturale” (le risorgive e le canalizzazioni dei rii verso il Fiume Noncello e la vegetazione), e nella sua dimensione “artificiale” (con la sua struttura lineare, le sue costruzioni in sasso, i portoni ad arco, le sue decorazioni), e le zone di Risorgiva e dei Magredi, segnano l’identità di questo insieme morfologico che viene progettato con l’intento di acquisire nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.

 

La difficoltà di tutti i Comuni nella gestione e attuazione dei programmi pubblici previsti dal PRGC è il reperimento dei fondi necessari. Attraverso l’istituzione della “Perequazione  e della Compensazione” il Piano ha individuato zone che hanno potenzialità edificatoria e zone dove questa edificazione può essere trasferita consentendo in questo modo la realizzazione degli interventi progettati. Si tratta di una procedura (vecchia per la sua proposizione a livello nazionale ma nuova per la sua attuazione) che merita di essere provata per raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano.

 

Il piano delle attività economiche è stato previsto, nella individuazione di tre comprensori distinti ma correlati tra di loro:

  1. il comprensorio della zona di Chiavornicco, a sud della città, dove coesistono il Centro Artigianale con la zona terziaria mista che andrà ad assumere una specializzazione territoriale agganciata al nodo della SS. 13 Pontebbana (centro Commerciale Meduna, Centro Internodale Commerciale all’ingrosso, autostrada) per una utenza di scala di area vasta. Cordenons non può ignorare la vicinanza di Pordenone (principalmente) come anche di Zoppola e Fiume Veneto ad Est, San Quirino a Nord e Roveredo a Ovest, con questi comuni deve rapportarsi per non isolarsi (questo è anche possibile visto che ha un vasto territorio vincolato che gli impedisce programmi più ambiziosi). Su questo si inserisce anche il Parco Solare che rappresenta un ambito di ampia dimensione dove si vuole favorire la realizzazione di impianti per produrre localmente quantitativi di energia da immettere nella rete rappresentando così una significativa “variabile controllabile” per la gestione in combinazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili del futuro. La localizzazione, a ridosso della Zona Artigianale, può favorire l’uso al servizio delle attività produttive o per le necessità degli impianti pubblici comunali;
  2. il comprensorio di via Maestra, a nord, dove vengono previste sempre attività miste terziarie, per una utenza di tipo urbano;
  3. il comprensorio del “Corridoio – Vetrina Commerciale” di via Sclavons – via Romans. Dove viene confermata e integrata la funzione delle attività esistenti per una utenza di quartiere e di selezione. Si vuole anche cercare di intervenire per migliorare le architetture presenti per rendere l’ambiente più gradevole e caratteristico.

 

Fra gli elementi che marcano il territorio Comunale e ne costituiscono la struttura tipica vi è la grande viabilità, che sfiora il territorio ma non è presente nel suo interno. In qualche modo il Comune resta condizionato dalle scelte che avvengono a livello territoriale e si appoggia su di esse per pianificare il proprio sviluppo. La strada di interesse territoriale è ancora rappresentata da via Sclavons, mentre viene utilizzata via Maestra solo di recente. E’ evidente che non hanno caratteristiche di viabilità ad alta comunicazione, ma sono strade, a cul-de-sac, che finiscono nel centro del capoluogo. Il Piano interviene attraverso il recupero, piuttosto che con l’individuazione di circonvallazioni o viabilità extraurbana, che possono incidere profondamente sulle caratteristiche ambientali e paesaggistiche del territorio (anche perché il Comune deve attendere le decisioni della Regione e della Provincia riguardo la grande viabilità). Il recupero avviene sia nel proporre gli adeguamenti alla sezione stradale (per incoraggiare le basse velocità di percorrenza e scoraggiare l’automezzo privato), sia con l’inserimento di piste pedonali e ciclabili che facilitano e mettono in sicurezza i collegamenti Pordenone – Cordenons.

 

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